marco giordano & stefano palamin fotografia

ringans - vito d'asio (pn)    

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ph marco giordano

Enciclopedia del saluto

Lo sapevano entrambi che era arrivato il momento: momento di incompatibilità tra ciò che si vorrebbe e ciò che si vuole davvero.

“Così non andiamo da nessuna parte”

“Voglio che tu sia libero da me, dal pensiero di me, dall’ideale di me”

Un fiume di lacrime impetuose scorreva dentro gli occhi di lei e forzava gli argini della rima di quelle palpebre lucide per riversarsi sul mondo, per riversarsi su di lui. Quella diga però, era una solida fortezza costruita e ristrutturata negli anni, così quel violento flusso si lasciò filtrare dalle labbra e ne uscì solamente un:

“Dovrebbero scrivere un’enciclopedia del saluto”

“Cosa?”

“Si, un’enciclopedia che racchiuda tante situazioni, descritte assieme al modo più giusto per congedarsi dall’altro. Voglio dire, la gente si incontra, si scontra, per i più ignoti motivi, magari percorre della strada assieme. Riesci a immaginare due linee? Diciamo due traiettorie, parallele, che per forze inesplorate a un certo momento s’intersecano tra loro, si aggrovigliano, disegnano figure, lasciano scie, poi tornano ad essere parallele, e di nuovo s’incontrano. Potrebbe continuare all’infinito, e invece arriva il momento; l’istante a partire dal quale quei due tracciati iniziano ad essere divergenti tra loro, sempre più…sempre più. Finché la rotta di uno diviene invisibile agli occhi dell’altro. Non sarebbe bello sapere cosa si dicono quelle due linee appena prima di non riuscirsi più a vedere?”

“Renderebbe le cose più facili, di certo non più belle. Ed ora che mi dai la responsabilità di essere una linea non posso che dirti Ciao.”

In una frazione d’attimo così infinitesimale, innumerevoli affluenti a schiantarsi su quelle debolissime dighe.

I, 2013